• - LE RICCHEZZE DIMENTICATE DELLA MADONNA DELL’OLIVO. di Daniele Camilli. - Succede a Tuscania - Toscanella - 2019

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• - LE RICCHEZZE DIMENTICATE DELLA MADONNA DELL’OLIVO. di Daniele Camilli.

Pubblicato da in Dal Web ·

 
Fonte: TusciaWeb
 
Da una parte la chiesa rinascimentale, dall'altra la necropoli e la tomba della Regina - In mezzo un paesaggio stupendo.
 
Il paesaggio è mozzafiato. La strada, quella che porta verso lo stadio di Tuscania, a un paio di chilometri di distanza dal centro storico. Sullo sfondo, in mezzo alla campagna, da un lato la chiesa rinascimentale della Madonna dell’Olivo. Tozza e di spalle. Dall’altro, in fondo, la chiesa di San Pietro, capolavoro del romanico. Infine, in linea con la chiesa, la necropoli e la tomba della Regina. Probabilmente uno dei paesaggi più belli al mondo. Pasoliniano. Un patrimonio dimenticato. Lungo una strada, che sembra l’Appia a Roma. Un pezzo di macchia mediterranea nell’entroterra della Tuscia. Dove sembra ancora adesso di vedere Totò e Davoli che parlano di Marx assieme al corvo che gli saltella attorno.


 
Proseguendo lungo la stessa strada c’è anche un altro posto meraviglioso che andrebbe prima o poi visitato. L’abbazia medievale di San Giusto. Un posto che chi abita a Tuscania conosce bene. Ogni giorno è un via vai di gente che va a fare passeggiate quasi fossero pellegrinaggi. Un luogo di culto che agisce come un magnete. Con un’antica spiritualità tutta sua. E tutto questo imboccando una delle uscite della rotatoria davanti alla porta dell’orologio, subito dopo via Tarquinia.
 
Va percorsa, però, prima la vetrallese. Soprattutto il tunnel d’alberi che a un certo punto fa della strada che si percorre il miglior biglietto da visita e d’accesso a Tuscania. E la prima cosa che dà, quando ci si passa in mezzo, è un profondo senso di pace. Come trovare qualcosa d’inaspettato, dall’altra parte, lasciandosi andare.


 
La chiesa della Madonna dell’Olivo, uno dei pilastri visivi del paesaggio che si affaccia lungo la strada che porta all’abbazia di San Giusto, dev’essere stupenda. Ma è chiusa. E la puzza delle cacate di piccione, terribile, ti arriva su per il naso appena ti avvicini alla porta. Chiusa. La chiesa della Madonna dell’Olivo è un esempio di architettura rinascimentale. Sembra la sorella maggiore, sebbene successiva, della chiesetta del Quo vadis lungo l’Appia a Roma. Più che altro per come è disposta.
 
Poco più avanti, a una decina di passi dalla chiesa, c’è la necropoli etrusca della Madonna dell’Olivo. Il sito internet del comune di Tuscania dice che è visitabile. Comunque sia, gli orari sono ferrei e non riguardano tutta quanta la giornata. Sostanzialmente bisogna prendere appuntamento. Ma se fosse possibile, ne varrebbe comunque sia la pena. L’area è video sorvegliata, perché si tratta di una delle necropoli etrusche più importanti, interessanti e suggestive. In assoluto.


 
Lì, nella necropoli della Madonna dell’Olivo, c’è la tomba della Regina. Una leggenda, messa in giro da un archeologo. Secondiano Campanari, di Tuscania. Quando l’archeologia, prima ancora che ci mettessero mano Carandini e gli inglesi, era ancora fatta di tanti pionieri e pistoleri. Chi ha visto Indiana Jones se la immagini proprio come il protagonista del film Henry Walton Jones la rappresentava.
 
Secondo Campanari, gli archeologi che entrarono per primi nella tomba videro sul muro l’immagine di una ragazza, dissoltasi al contatto con l’aria. Quel che è vero è invece che ha un ipogeo, che risale all’epoca ellenistica, IV-II secolo a.C., con una planimetria particolare e complessa. Forse un luogo di culto, non soltanto di sepoltura. All’ingresso un lungo corridoio di accesso, poi una camera sepolcrale con perimetro irregolare e due colonne a sostegno della volta. Attorno, una serie di cunicoli che partono in più direzioni sviluppandosi su tre livelli. Una specie di labirinto. Un mistero ancora da spiegare.
 
Daniele Camilli.
 



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