● - ORTI SOLIDALI, AGRICOLTURA, USI CIVICI, SOLIDARIETA’ E COLLABORAZIONE - Succede a Tuscania - Toscanella - 2016


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● - ORTI SOLIDALI, AGRICOLTURA, USI CIVICI, SOLIDARIETA’ E COLLABORAZIONE

Pubblicato da in Blog Toscanella ·
Sono stato all’inaugurazione degli orti solidali, al quartiere santa Barbara. Il 15 luglio. Ho guardato l’avvenimento pensando: ”Sarebbe bello farlo anche a Tuscania”. E ricordando che, parecchi anni fa, alle elementari, una maestra organizzò un orto scolastico, con l’aiuto e fornitura di materiali da parte della cooperativa, dell’amministrazione comunale e di agricoltori. Purtroppo l’esperienza durò solo un anno.
 
C’erano il sindaco e il vescovo di Viterbo, il direttore della Caritas, un impresario che ha fornito aiuto per sistemare il terreno, un professore dell’università della Tuscia, un’associazione (nonni e nipoti), volontari della Caritas e tanti cittadini.
 
E’ stato bello vedere questa collaborazione, gli orti fatti, l’attenzione alla solidarietà con chi si trova in difficoltà. Un’attenzione non solo di provenienza religiosa, la Caritas, ma anche dalle associazioni civili.
 
A Viterbo ci sono gli orti solidali promossi, ormai da anni, dall’associazione universitaria cooperazione e sviluppo (AUCS). L’AUCS lavora sul territorio (per esempio nella scuola Grandori), ma con uno sguardo e anche azioni, verso il sud del mondo, il terzo mondo.
 
Ho chiesto loro se stavano collaborando con gli orti solidali al quartiere santa Barbara, visto che usavano lo stesso nome. Mi hanno detto che non sapevano niente di questa iniziativa e nessuno li aveva contattati. Sempre un gruppo di studenti della facoltà di Agraria, ha iniziato un progetto di Food Forest (foresta commestibile, che produce cibo e non solo legna) su un terreno abbandonato offerto da un privato cittadino, in Strada Salamaro. Avevano chiesto un terreno all’università, ma senza ottenere niente.
 
Qualche riflessione.
 
1-Il sindaco e il vescovo hanno parlato di terreni comunali (un tempo si diceva terreni per usi civici) e diocesani disponibili per altri orti solidali. Se partiranno altri progetti, gli studenti di agraria potrebbero dare di sicuro una mano entusiasta, con qualche conoscenza tecnica, e avere un’opportunità per imparare l’agricoltura praticamente e non solo in teoria, sui libri.
 
2-Sono stato su un campo dove cavavano le patate. Era con me un rifugiato dall’Africa. Il campo era coperto di patate scartate, perché non gradite al mercato. Mi ha detto: ”Da noi la gente passerebbe a raccoglierle, per non mandarle a male! ”E’ importante produrre per offrire a chi non ha. Un’idea potrebbe essere anche di far partecipare chi non ha, alla produzione. Sarebbe un buon modo di integrazione.
 
3-Si è parlato di dare a chi è nel bisogno il “superfluo” della produzione degli orti solidali: quello che viene in più, quello che avanza. La parola “superfluo” viene dal latino “superest”, scritto nella frase del Vangelo “quello che superest datelo ai poveri!” E’ stato spesso tradotto come quello che “super est”, che “è in più”.
 
Qualcuno ha suggerito che forse Gesù Cristo intendeva dire un’altra cosa (e di tradurre in modo diverso):
 
“Quello che “sta sopra” (super est) il vostro piatto” datelo, condividetelo coi poveri” (non soltanto quello che avanza).
 
dario mencagli



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