*-* MARIANO MASTROLONARDO: “MI DEVO SOTTOPORRE AD UN INTERVENTO CHIRURGICO IMPORTANTE, SE NON CE LA FACCIO, DATE UN BACIO A FRANCESCA DA PARTE MIA” - Succede a Tuscania - Toscanella - 2015

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*-* MARIANO MASTROLONARDO: “MI DEVO SOTTOPORRE AD UN INTERVENTO CHIRURGICO IMPORTANTE, SE NON CE LA FACCIO, DATE UN BACIO A FRANCESCA DA PARTE MIA”

Pubblicato da in Blog Toscanella ·
Sono il papà di Francesca Mastrolonardo, martedì 9 mi sottopongo a un intervento chirurgico che come tutti gli interventi chirurgici ha un rischio di morte. Potrebbe succedere che io non veda più mia figlia Francesca.
 
Venerdì 5 abbiamo, io e la madre, incontrato sei professionisti e tecnici che si occupano di Francesca. Loro siedono intorno a noi, in modo da apparire un accerchiamento. Loro dicono che è un incontro per ragguagli tecnici. Io chiedo di essere affiancato da un tecnico di mia fiducia che mi spieghi, verifichi la parte tecnica della storia. La dirigente rifiuta, non vuole un tecnico tra i piedi, perché?
 
Io insisto sulla necessità di spostare l’incontro su tematiche umane e non tecniche, perché sono in posizione deficitaria. Non capisco le loro tecniche. Più che incontro si è trattato di uno scontro tra genitori e tecnici. In parole povere loro ci chiedono di avallare il loro operato nei confronti di nostra figlia. Una specie di “collaborazione” che ci permetterebbe di vedere per un’ora Francesca. Io non ho cuore di approvare sua pure a "fin di bene" quello che hanno fatto a Francesca. Ho chiesto di vedere mia figlia senza se e senza ma. Le insistenze dei professionisti sono continuate per tutto il tempo dell’incontro.
 
Alle mie spalle avevo quello che sembrava l'avvocato del diavolo, appena gli sembrava che noi genitori avessimo detto una cosa che poteva essere ritorta contro di noi in sede legale chiedeva subito al segretario di verbalizzare le precise parole. Non si comportava così quando la dirigente definiva i presenti, in altro incontro, come parte di una organizzazione (cosa gravissima che potrebbe rivelare una forma mentis che non ha il senso del servizio pubblico). In pratica erano 6 professionisti a pagamento contro 2 genitori a titolo gratuito. Tutti si arrogavano il diritto di parlare per il bene di Francesca. 

C'era chi mi guardava con occhi spiritati tanto da spaventarmi. Poi la solita solista, vera anima di tutto, dice cosa si deve e cosa non si deve verbalizzare, più di una volta non mi ha permesso di fare verbalizzare il mio pensiero di genitore. Verbale che temono fortemente che venga pubblicizzato, dico per proteggere Francesca. Insomma un'atmosfera intimidatoria cupa. Tutti cercavano nei genitori dei falli, anche di tipo comportamentale. Normalmente sono una persona calma, anche troppo, ma quando parlo con coloro che hanno preso Francesca divento una bestia. Ma quale genitore non lo diventerebbe? Poi mi fanno la domanda dalle cento pistole: cosa vorrebbe le si dicesse in questo momento? Rispondo: Vorrei mi si dicesse che posso andare subito da Francesca e se vuole prenderla con me. Continua: Ma lei sa che non sarebbe possibile portarla con lei. Rispondo: Se mia figlia piange che vuole venire con me e non rientrare in quello che anche dall’esterno ha l’aspetto di un carcere io non posso abbandonarla e per difenderla sono disposto a tutto anche a usare la stampa con video.
 
Peggio di una vera pistola. Ho capito che queste richieste d’aiuto per Francesca a mezzo stampa li fanno impazzire. Se avessero voluto veramente collaborare con i genitori avrebbero dovuto rassicurarci sullo stato di Francesca appena superato il portone della casa famiglia, avrebbero potuto usare Skype. Una documentazione video o audio per rassicurare i genitori che Francesca non avesse subito nessuna violenza durante lo spostamento di Francesca dalla casa materna alla casa famiglia.
 
Tutto questo non è stato fatto, è logico pensare che le cose non sono andate come le descrivono, ma come Francesca le ha raccontate al telefono. Gettata in una stanzetta piccola stretta, con due letti a solo €.3000 al mese. Che affare. Quasi quasi apro una casa famiglia, oggi si guadagna tantissimo anche con gli emigrati. Poveri noi, povera Italia.
 
Dalla prima riunione ho subito chiesto di potere vedere Francesca in Skype anche senza interloquire, ma si sono guardati bene dal farlo. Così hanno fatto con il medico di base, dal 27 marzo al 26 aprile mia figlia è stata senza medico di base. Eppure li avevo sollecitati il 31 marzo per fornire il nuovo medico. Mia figlia non poteva essere presentata ad un medico? Tutto ciò avvalora i miei sospetti che Francesca non sia stata trattata proprio bene. Cosa che succede ancora, Sindrome di Stoccolma, si compie il processo di amicizia tra carcerato e carceriere. Alle testate a cui mi rivolgo e affido continue lettere con le mie paure e debolezze di genitore che si è visto sottrarre la figlia amatissima due volte.
 
La prima dalla madre, la seconda dall’UOSIDA. A queste testate devo riconoscere il merito di tenere vivo l’interesse per Francesca. Voglio aggiungere che le suddette sono molto seguite anche all’interno degli uffici dell’UOSIDA dove ho visto con i miei occhi il monitor fisso su una di queste.
 
Ringrazio tutti, se non sopravvivo all’intervento vi prego di baciare per me Francesca.

mariano mastrolonardo



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