La sottomissione - Toscanella

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La sottomissione

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La sottomissione al Campidoglio
1. LA SOTTOMISSIONE (1300).

Il 22 febbraio 1300 Bonifacio VIII bandì il Giubileo. Il primo della storia. I problemi a Roma erano molti, dalla disponibilità di alloggi all’approvvigionamento per i pellegrini. Si era già ad anno inoltrato ed il Papa chiese anche la collaborazione dei due senatori capitolini, che si dettero da fare per reperire vettovaglie un po’ dovunque.
Alla fine di marzo essi uscirono di carica e continuarono l’opera i due nuovi senatori, Riccardo Annibaldi e Gentile Orsini.

Prima del nuovo raccolto, le provviste cittadine incominciavano già a scarseggiare. Allora l’Annibaldi e l’Orsini si rivolsero anche ad altri centri, che non erano compresi nella giurisdizione capitolina.

Cosi mandarono, tra altre iniziative, dei loro rappresentanti a Tuscania, per chiedere grano. Non si sa come si siano svolti effettivamente gli eventi: se la Città si sia solo rifiutata; se, oltre al rifiuto, sia stato ucciso qualcuno; fatto sta che i due senatori piombarono su Tuscania con un esercito e la conquistarono. I danni furono considerevoli, soprattutto, forse, sulla Civita.

Per giunta, i senatori approfittarono dell’occasione e sottrassero Tuscania alla diretta dipendenza della Chiesa, dichiarandola sottomessa al Campidoglio. Probabilmente, con tutto il gran da fare, Bonifacio VIII non percepì nemmeno l’accaduto o, se ne prese coscienza, era coinvolto in problemi da lui ritenuti più gravi. Intanto, d’ora in poi, Tuscania avrebbe ricevuto i suoi podestà dal Campidoglio, che obbligava la Città ad inviare ogni anno, a Carnevale, otto giocolieri per le feste del Testaccio e, inoltre, la costringeva a spedire a Roma, ad ogni raccolto, circa 2.500 quintali di grano (o 1.000 libbre di denari, qualora l’annata granaria fosse stata buona e a Roma vi fosse grano in abbondanza).

Le torri e la cinta muraria furono, eccezionalmente, risparmiate; i palazzi pubblici confiscati, per accogliere il podestà ed i funzionari capitolini. A ricordo, i Romani apposero un’epigrafe in Campidoglio (20 esametri latini), collocata successivamente nella scalata del Palazzo dei Conservatori, dove ancora oggi si può leggere.
 
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