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24. La bravata del Tartaglia (luglio 1415). Uccisione di Beccarino e Farina.

Convegno > Paragrafo da 21 a 30

24. La bravata del Tartaglia (luglio 1415). Uccisione di Beccarino e Farina.    
  
Forse per questo rimprovero, ma soprattutto perché il cardinale Isolani lo trascurava, indaffarato com'era a risolvere i problemi con la Regina Giovanna, il Tartaglia si sentì emarginato, al punto che determinò di compire una bravata, ingiustificata, a parere degli storici, quasi un capriccio per porsi al centro dell’attenzione.

Il 30 luglio 1415 cavalcò improvvisamente con 300 cavalieri alla volta di Roma e si accampò per un giorno in Piazza S. Pietro; poi, il primo agosto se ne ritornò a Tuscania, senza dare spiegazioni a nessuno. Ed è assurdo credere - come sostiene Paolo Montàuri - che Tartaglia fosse stato assoldato dai Romani contro l’Isolani; semmai, avrebbe dovuto essere assoldato contro i Napoletani della Regina Giovanna, che tenevano sempre saldamente Castel S. Angelo, perché, proprio in quei giorni (25 luglio-1° agosto) i Romani avevano iniziato una violenta battaglia contro il Castello per toglierlo ai Napoletani, ma nessun cronista coinvolge il Tartaglia o ne segnala la presenza in tali scontri scontri.

Dopo questa scenata, diciamo inopportuna, nei giorni seguenti il Tartaglia ne commise un’altra ancora più grave. Ebbe il sospetto che Beccarino di Brunoro, durante una sua cavalcata alla fine di luglio 1515 verso Gubbio, avesse avuto contatti con emissari dello Sforza e stesse predisponendo un piano per ucciderlo; ed ebbe il sospetto che anche il medico di Tuscania, il dottor Farina, fosse coinvolto in questa faccenda. Forse, il Tartaglia avrà avuto sentore o qualcuno gli avrà riferito che i due stessero tramando contro la sua persona, ma non è chiaro come si sia effettivamente svolta la vicenda: fatto sta che li fece improvvisamente arrestare e decapitare senza alcun processo: lunedì 12 agosto 1415 toccò al dottor Farina, il giorno successivo a Beccarino.   

 
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