Primi approcci per concludere una "condotta" - Tartaglia-new

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Primi approcci per concludere una "condotta"

Contratto di condotta
Tra i condottieri da contattare c'era anche in primo luogo anche il Tartaglia.
Riferisco uno dei primi approcci per attirare il Tartaglia, perché l'ho trovato abbastanza curioso. Tartaglia era creditore di 900 fiorini d’oro nei confronti di un condottiero suo collega, Giovannetto d’Acquasparta, che, non avendo di che pagare, promise al Tartaglia di saldare il conto appena avesse avuto l'opportunità di stipulare un contratto di condotta. Nel giungo 1415, Giovannetto d’Acquasparta venne assunto dai Senesi con 48 lance per sei mesi, prorogabili ad un anno. I Senesi, che conoscevano la cosa, scrissero al Tartaglia di stare tranquillo perché nel secondo semestre di condotta, avrebbero defalcato a Giovannetto 150 fiorini al mese e l’avrebbero passati al Tartaglia. Nel caso che a Giovannetto non venisse prorogata la condotta, al termine dei sei mesi, essi non l’avrebbero lasciato partire da Siena, se prima non avesse saldato il debito con il loro "fratello ed amico carissimo" Tartaglia. E minacciarono Giovannetto che, se non avesse pagato, per ritorsione non gli avrebbero rilasciato la "lettera di ben servito" da inserire nel suo curriculum, con il quale i condottieri si presentavano per ottenere nuove condotte[30].

In quel momento il Tartaglia, però, non si assunse alcun impegno con Siena: la sua mente era troppo rivolta verso gli avvenimenti romani ed ai rapporti con il cardinali Isolani (Introduzione, §§ 22-23), quindi all'impegno assunto con Braccio per la conquista di Perugia (Introduzione, § 26).

I Senesi, dal canto loro, seppero mostrarsi assai pazienti, in attesa di un momento favorevole. Anzi, in questa circostanza i rapporti tra Siena ed il Tartaglia si fecero ancora più intensi: lo possiamo rilevare attraverso il susseguirsi di diversi favori reciproci; si tratta di piccole cose, come la richiesta di vendita di grano perché il raccolto dell’anno precedente era andato male, oppure alcune raccomandazioni per amici[31]. Tutte queste notizie, in apparenza insignificanti, nel loro insieme rendono l’idea dei forti legami che dovevano intercorrevano tra il capitano lavellese e la Signoria di Siena.

Tale situazione, poi, si rifletteva anche sulla Città di Tuscania e su alcuni cittadini in particolare. Cito solo qualche esempio. Un avvocato, messer Loccio Marcelli, uomo di immenso prestigio e ricchissimo, fece venire da Siena nel 1415 il famoso pittore Andrea di Bartolo, o gli commissionò in Siena, un grande polittico con la Madonna ed alcuni Santi e lo donò ai locali Frati Conventuali per l’altare maggiore della loro chiesa di S. Francesco (che ancora oggi si può ammirare al Duomo di Tuscania)[32].
Del figlio del Tartaglia, Gaspare, che stava crescendo e studiando a Siena, ho già accennato, ma anche il rampollo di una nobile famiglia tuscanese, i Ciglioni, stava studiando a studiare a Siena: si tratta di Bernardino di Michele di Nanni Ciglioni, che rimase, poi, a Siena e divenne un famoso miniaturista.

Anche nel campo della pittura sacra si rileva, in questo periodo, la presenza di affreschi di scuola senese a Tuscania.
Inoltre, ricordo che in questi anni, il Tartaglia fece trasferire da Siena a Tuscania il poeta Simone Serdini detto il Saviozzo, che era uno dei suoi collaboratori, con mansioni di segretario. Nato a Siena, dopo aver girovagato per diverse corti, nel 1400 tornò a Siena, poi fu a Bologna, poi di nuovo a Siena, dove il Tartaglia lo conobbe e lo portò a Tuscania. Trascorse gli ultimi anni della sua vita a Tuscania: parla di lui Enio Staccini nella sua relazione.

Non attratto certo dalle lusinghe di Siena, ma piuttosto da quelle di Braccio, verso la metà di aprile 1416, il Tartaglia era pronto a raggiungere il suo "amico e fratello" per la conquista di Perugia. Aveva ben equipaggiato il suo esercito, rifornendosi a Siena di armature, coperte per cavalli, scudi e altri finimenti per la cavalleria[33]. Prima di partire in soccorso dell’amico Braccio. chiese ai Senesi di provvedere a sorvegliare Tuscania: vi raccomando "li luochi miei et quello pocho che io ho al mondo"[34], come abbiamo visto nel § 28 dell'Introduzione, dove si è detto anche che, dopo l'uccisione di Paolo Orsini (5 agosto 1416), il Tartaglia riuscì a catturare il conte Nicola di Bertoldo Orsini e lo rinchiuse nelle carceri di Orte, facendo così un grosso favore alla sua amica Siena[35].
 
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